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domenica 22 giugno 2014

Robe pucci pucciose


"Assomigli alla Luna: hai la sua bellezza e la sua eleganza", e anche il suo pallore, aggiungerei io. ;D


domenica 1 giugno 2014

Europee parte II


A seguito di ciò che è accaduto (in modo del tutto inaspettato per me) alle Europee, RG, l'amico con cui avevo conversato (http://deliriumdoll.blogspot.it/2014/05/europee.html) pochi giorni prima sull'argomento delle elezioni, di Grillo, di Renzi, pensa bene di linkarmi un articolo che titola: "RICONTEGGIO VOTI: FIRMA PER FAR RICONTARE LE SCHEDE".

Delirium
- So di stare per darti una delusione ma, quando dicevo di non credere alle non-dittature, includevo tutti, chiunque, anche movimenti di questo genere. Li considero tutti più o meno uguali. Non alzo più un dito per nessuno di loro, verso nessuna direzione. Piuttosto, valuto la possibilità di intraprendere una vita sullo stile di Thoreau e del suo Walden.
Ne resto fuori, e osservo da lontano ciò che fate, ciò per cui vi affannate (sia chiaro che lo rispetto, e continuerò a rispettare il vostro affannarvi). Io non ci credo più.
Precisato ciò, non posso credere che piazze piene e piazze vuote possano poi portare ai risultati che abbiamo visto. 
RG - Nel frattempo, ci ribelleremo anche per te Didì, ed un giorno ti prostrerai ai miei piedi e singhiozzando dirai: "Ti prego, ti prego... dimmi che il punto G esiste davvero... ho bisogno di qualcosa in cui credere!!!" ghghghghgh =)
Delirium - Ahahahah. XD 
R, quando dico certe cose, tieni sempre presente che, neanche ventenne, si può dire che vivessi all'interno della sede di Catania del vecchio PCI. Non mi va di passare per una giovinetta disinteressata.
http://deliriumdoll.blogspot.it/2011/08/danime-e-danimali.html

RG - Didì, lascia stare queste "sigle divisorie" di destra e sinistra, tu dovevi stare nei gruppi anarchici... e puoi ancora farlo.
=)
Delirium - Guarda, te lo stavo per scrivere prima: ora come ora, potrei essere interessata ad unirmi agli anarchici, gli altri non fanno al caso mio. =D
Ci pensavo seriamente l'altro giorno... Poi mi sono data una calmata.

RG - Appunto, ma lì è ovvio che non si sta con le mani in mano...

Delirium - E' proprio questo, che ho bisogno di gente che davvero non stia con le mani in mano. Rimpiango i partigiani. Anacronistica.

Finiamola qui, o rischio di pubblicare un altro post sul mio blog.

RG - Ahaahaha ok, niente orgasmo.

Delirium - Ma speriamo che ci sia anche quello, scusami. O_o

Comunque, visto come sono morti inutilmente [i partigiani], torniamo alla mia idea di base che la non-dittatura non esiste. La storia (non solo quella di 100 anni) insegna, ma noi non la conosciamo.

Loro mi affascinano: http://www.freegan.info.

RG - Didì... hai tutte le verità del mondo dalla tua parte, ma il futuro non ha verità e non ha bugie... e noi siamo qui per sognare, e se sognamo di ribaltare il mondo, lo faremo... e se non ci riusciremo domani, ci riusciremo dopodomani. Ti ci puoi fare anche un tatuaggio sul culo, perché ti garantisco che accadrà.
=)
Sì, anche a me.

Delirium - Gesù santissimo, i tatuaggi ti prego, no.

Cazzo quanto ottimismo, G... Ti senti bene?

RG - "Sono un ribelle mamma" diceva Freak buon'anima.


sabato 24 maggio 2014

Non si sa da dove provenga un gusto


"Tu amavi la bellezza, Yves. Non si sa da dove provenga un gusto, un istinto, nessuno te lo insegna, da dovunque veniamo, noi nasciamo con esso", dal film sulla vita di Yves Sant Lauren.

Osservo gli studenti delle accademie, di storia dell'arte, di architettura.
Sono sempre più convinta che non ci sia modo di affinare il proprio gusto, ci si nasce in un certo modo. Ringrazio il Mondo per avermi concesso questo dono.


© Helmut Newton

venerdì 23 maggio 2014

Europee


Grillo in Piazza San Giovanni, gremita di gente. Nel frattempo, a Piazza del Popolo, Renzi faceva l'eco.

RG - Piuttosto, oggi hai rischiato che venissi a romperti i coglioni, poi non sono più partito, buon per te.
Delirium - Io non sono andata in Piazza, sia per casini con gli esami universitari, sia perché questi raduni, a mio avviso, sono diventati pericolosi. Oramai, mi aspetto di tutto da questo governo.

RG - Non era questa una giornata da passamontagna... ma arriveranno.
Delirium - No, ma Renzi ha fatto menare dei manifestanti, senza una cazzo di ragione.

RG - Sì, ma al suo comizio... lì era era ovvio che a chiamarlo buffone in pochi in mezzo ai suoi e col suo servizio d'ordine, avrebbero menato.
Delirium - Ovvio? Abbiamo perso il senso della parola Ovvio.

RG - No, è ovvio che in quella manifestazione se vai a provocare, o ci vai armato o le prendi. Il mio consiglio è sempre di evere almeno le stesse armi del nemico.
Delirium - No, R, scusami eh, non è ovvio che se provochi come conseguenza ti menano. Non è ovvio manco per un cazzo. Soprattutto se sei un politico e sei un nostro dipendente. Oppure sei un despota. Credo che stiate perdendo un po' tutti il senso della realtà, ed il significato di cose, e di termini.

RG - Didì, forse non vuoi renderti conto che siamo ancora in dittatura, ne consegue, alla luce di questo, che ciò che ho detto è ovvio.
Questa è la realtà.

Delirium - "Ancora"? Arridaje... Come se ne fossimo mai usciti e come se, in un qualsiasi Stato, con un qualsiasi tipo di governo possa dirsi di non essere in dittatura. Non credo più alla non-dittatura, sono andata oltre.

RG - Appena sai dove sei andata a finire, fammi un fischio che vengo a recuperarti. =)
Delirium - No no, vi lascio tutti lì, io resto qui e vi osservo da lontano, come un Grande Fratello.

Suvvia ché hai capito cosa intendevo.

Non ti dispiace se posto questa nostra conversazione sul mio blog, vero?

RG - Certo che ho capito, ma la risposta rimane la stessa.
Per niente, fai quel che senti di fare.

Delirium - Non metto comunque mai i nomi degli altri, per rispetto.
;)

mercoledì 14 maggio 2014

Una donna forte


Una donna forte necessita di avere al proprio fianco un uomo altrettanto forte.
Una donna forte, al fianco del suo compagno, è doppiamente debole. Con lui deve potersi abbandonare alla delicatezza, alla fragilità, alla femminilità, deve poter mettere da parte l'armatura per aprirsi all'emozione.


martedì 29 aprile 2014

Essere liberi è meglio che essere ricchi. _ Nevio


Il più delle volte, rido io stessa delle cose che scrivo. L'altro giorno, disgrazia, al cellulare di mia madre ha risposto mio padre. Sono stata costretta a parlargli, e mi è tornato alla mente il vecchio post che linko sotto che, nel rileggerlo, mi ha strappato più d'un sorriso.

Se c'è una cosa che mi riesce proprio bene è... godermi la vita. Ho una propensione tutta particolare, e questo è motivo di rodimento di culo per alcuni, tipo mio padre. E non si tratta di quanti soldi si abbiano o meno, o di che genere di lavoro si faccia, bensì, il godersi la vita, per me, consiste nell'ottimizzare al massimo il tempo libero, oltre il saper apprezzare e godere le cose che si hanno e le situazioni del quotidiano.
A diciotto anni, le mie principali attività erano leggere, leggere, leggere, guardare film, masturbarmi, masturbarmi, masturbarmi, seguire tutti gli spettacoli teatrali passanti per l'intera terra sicula, ascoltare ininterrottamente musica e cantare, scrivere versi, dipingere, fare modellismo, lavorare la cartapesta, fare la doccia per svegliarmi e finire per addormentarmici sotto, girovagare per la città a tutte le ore del giorno e della notte, declamare a memoria o lette in estemporanea poesie famose e brani tratti da romanzi, danzare al ritmo dei musicisti di strada, camminare scalza anche in giro per la città, organizzare reading sempre ovunque e comunque, andare a mostre di pittura e fotografia, organizzare cineforum per chiunque mi mettesse a disposizione uno spazio. Ed ecco, non sono cambiata molto. E' nella mia indole, uno ci nasce così.
Così come a diciotto anni, continuo a credere che l'unica cosa che conti davvero sia trovare le persone giuste con cui condividere le meraviglie della vita, e godersela. Tutto il resto va preso con gran serenità e filosofia. Anche ridere di me stessa e di ciò che scrivo è un modo di tener fede al mio credo.
Dunque, eleggo questo mio vecchio post a manifesto deliriumiano:

"A caccia di un'emozione unica ed irripetibile, come ogni emozione possibile."

http://deliriumdoll.blogspot.it/2011/09/this-is-our-decision-to-live-fast-and.html


mercoledì 5 febbraio 2014

Essere e apparire


Ci sono coppie fatte per stare insieme, e coppie che fingono d'essere fatte per stare insieme.

lunedì 3 febbraio 2014

Sono proprio un "viaggiatore solitario"

Sono proprio un "viaggiatore solitario"; mai mi sono sentito appartenere né alla patria, né agli amici e neppure ai parenti più stretti. Anzi, di fronte a questi legami ho sempre avuto la sensazione netta di essere un estraneo e ho sempre provato il bisogno della solitudine.

Albert Einstein


venerdì 13 settembre 2013

Che libro sei, sei stato o vorresti essere?


Newsletter. Una delle tante di oggi. Mi chiede: "Che libro sei, sei stato o vorresti essere?".
Da bambina (9-14 anni) sono stata "Poesie d'amore" di Jacques Prévert.
Sono diventata "Il gabbiano" di Anton Čecov.
Passando attraverso "La nausea" di Jean-Paul Sartre, sono diventata "Il libro dell'inquietudine di Bernardo Soares" di Fernando Pessoa.
Sono "Walden" di Henry D. Thoreau.
Vorrei essere, o "Opera aperta" di Umberto Eco, o "Sonetti" di Stéphane Mallarmé: forse più il secondo. ;)
Non ne ho messo nessuno del mio amato Artaud, né "Quando Teresa si arrabbiò con Dio" di Jodorowsky, né nessuno di Calvino, lo so, ma non sono stata nessuno di questi libri, pur avendoli amati alla follia.
Il tempo di pubblicare questo post, e mi verranno alla mente altri duecento libri che avrei nominato al posto di questi, ovvio, no?

venerdì 2 agosto 2013

Se la mia bocca dice "T'amo" #8


Se la mia bocca dice "T'amo", dà voce al corpo, e non al cuore. E allora, evito di dire "T'amo", in modo da non creare fraintendimenti e da non illudere nessuno. (18 Feb 2012)


Le cose che non meriti #7


(Agosto 2009/ Marzo 2010)

Ho provato ad immaginare i colori e le sfumature di un susseguirsi di carezze..
Le cose che non meriti.
Ciò nonostante, potrebbe esistere qualcuno che sia comunque disposto a dartele.




giovedì 2 febbraio 2012

Usa e getta #6


Rileggendo un mio vecchio logbook virtuale scopro che, i motivi per cui oggi sono una donna di un certo tipo, li avevo ben chiari dentro me stessa già anni fa.
Per quanti rimproveri possa farmi, ammetto di aver rispettato le mie intenzioni di sempre: non vivere un'intera vita "usa e getta".
Voglio essere migliore di questo Mondo che mi ruota intorno. Ora più che mai.


01 Aprile 2007

"Quando stamane ho lavato i denti, sciacquando lo spazzolino sotto il rubinetto, e strofinando il dito tra le setole, alcune di queste sono venute via. E' uno spazzolino che uso da solo due settimane. Lo spazzolino va cambiato ogni mese, l'ho imparato dal libro di educazione fisica del liceo. Il mio, ha solo due settimane. Due settimane.
Al giorno d'oggi, tutto è diventato usa e getta, e la vita non è da meno.
E' la corrente che ti trascina, è la vita; non si può giudicare, né capire, non c'è che da lasciarsi andare. - Sartre.
Persa nel mio Altrove, al momento, il mondo è un problema che non mi riguarda.
In questa vita non è difficile morire. Vivere è di gran lunga più difficile. - Majakovskij.".


venerdì 2 settembre 2011

dal mio Ostriche e Ostetrici #5


Acidità siracusane. Che adorabile testa di cavolo che ero. XD


17 Giugno 2007

Un mio collega, in aula, mi vede seduta, braccia conserte e fogli da schizzo davanti, lo sguardo perso nel vuoto. Si avvicina e mi chiede:
"Che fai?",
"Faccio quello che fate tutti.", guardandolo di scorcio,
"Cioè?", affatto incuriosito,
"Aspetto di morire.", scendendo i piedi dalla sedia sulla quale li avevo poggiati e riprendendo a disegnare.
Mi diverte rendermi antipatica a quelle teste di cazzo di universitari di cui, a malincuore, anch'io faccio parte.
La mia non è misantropia: non odio tutti gli esseri umani, solo gran parte di essi.
Ammetto quanto i miei colleghi di facoltà siano dei privilegiati a godere a pieno della mia nausea.
A Catania ci sono molti universitari interessanti. Si vede che i particolarmente idioti siano destinati ad arrivare alla facoltà di architettura di Siracusa, considerando il vasto campionario di cui disponiamo.
[...]
Come faccio ad aprire loro gli occhi e ad istigarli a sfidare loro stessi?
Aprire loro gli occhi?! Dovrei essere io ad aprire loro gli occhi?!? E chi sono, Dio??? (...Cazzo, non sono Dio????? O_o)



Apri gli occhi, un mattino. Ci sei. Ci sei ancora.
In genere, la mattina ti svegli pensando: "Cazzo, esisto ancora. Stamattina mi sono svegliato, ancora una volta..", con una sensazione a metà strada tra delusione e rassegnazione.
E' un dolore che, giorno dopo giorno, ti ritrovi a dover accettare, e ad ogni risveglio quel dolore è immacolato e vergine.
Ci si abitua alla vita, ma non a doverne subire l'inizio ogni sacrosanta mattina.
(14 Marzo 2007 - dal mio Ostriche e Ostetrici)


martedì 23 agosto 2011

Colla #4



24 Maggio 2007 COLLA

"Ti salverò dal mondo e da tutto quello che ti sta facendo impazzire. Coltiverò la tua follia e le darò il nome amore."
Per quanto io apprezzi Neruda, non sopporto più di ricevere messaggi al cellulare, con su scritta questa frase, ad intervalli più o meno regolari di due mesi, considerando pure che la cosa va avanti da più di due anni.
Sonia ha accettato la sua sessualità dopo aver trascorso ore e ore nello studio di un analista ed essersi conquistata una nuova etichetta da sfoggiare. Ancora qualcosa le manca, accettare che io ora cerchi un uomo, e che dopo avere conosciuto ed amato Germana, non tornerei ad un amore liceale.
Innervosita da Sonia, dagli sciocchi docenti universitari, e dalla settimana trascorsa a Siracusa, stanotte ho spogliato i muri dai vari poster e manifesti attaccati. Ho lasciato solo l'angelo robotico disegnato da Carlo. Ho raccolto e chiuso in uno scatolo di cartone candele e ninnoli vari.
La mia vita è spoglia e provo ad esprimere il mio stato d'animo attraverso la mia casa. Per meglio rendere l'idea, dovrei colorare le pareti di un blu forte, ma ciò non è possibile.
Devo ancora rispondere alle lettere del Prof. Viagrande, ansioso di ricevere mie notizie. Preoccupato per il mio silenzio, consapevole della causa, teme di poter ricevere notizia del mio suicidio. La sola idea suscita in me una grottesca ilarità. Povero Prof., lui che da dietro una cattedra spiegava Nietzsche ad una classe che proprio non voleva saperne.
La sua pupilla anarchica, ardimentosa, affatto studiosa ma, "arguta" (a detta sua), ora lo spinge ad una corrispondenza parsimoniosa o frenetica, in base a periodi e stati d'animo. Sembro mancargli nei periodi d'assenza, e ciò mi conforta almeno un po'.
Tornando alla notte passata a denudare pareti e a lavorare carta pesta, ora mi sento come se vi fosse colla ovunque. Ritagli di giornale e polvere e umidità mi restano attaccati addosso, sulle braccia, sulle mie cosce bianche e nude, sotto i miei piedi scalzi. Il laboratorio ha sembianze d'un campo di battaglia: sono io che lotto con la mia esistenza, schermandomi dietro bacinelle d'acqua e coccaina. Vani risultano i tentativi di non lasciarmi attaccare addosso l'esistere, con i suoi dolori compresi nel prezzo, pacco convenienza.
Colla, colla ovunque, colla sempre. Cerco di divincolarmi mentre la vita accartoccia le mie budella, mi annoda le dita, mi spintona lungo il corridoio di casa così vuoto, buio, con pareti immateriali tanto da farmi sentire su un'autostrada. L'inganno.
Credo di sentire marciare. Mandano delle truppe a salvarmi! No, è ancora l'esistere. Colla, colla ovunque, colla sempre. Anche in bocca, pastosa; negli occhi, socchiusi.
In questa Siracusa non resisto più, sopporto solo il mio appartamento, l'unico al quale sia davvero legata. I suoi muri non riparano il mio corpo, preservano la mia anima.
Ho ceduto alla tentazione di strani rituali ieri, subito dopo pranzo. Il desiderio di rivivere tempi passati è prevaricato sulla razionalità. Vecchi tempi, quando casa mia era soprannominata "la casa del popolo", luogo dove gustare un buon caffé dopo pranzo, o la tanto elogiata cioccolata calda pomeridiana, dove organizzare serate di cineDollforum il giovedì sera, parlare di politica, preparare pranzi domenicali per non meno di dieci persone (considerevole per una che come me detesta cucinare).
...
Negli ultimi tre anni, rivivendo Catania e godendo della sua vita notturna, qualcosa ancora celato in me è tornato, prendendo il sopravvento.
Andrò a sistemare la valigia, domani mattina prenderò il bus delle dieci per tornare nella mia città. Calze viola a rete, gonna nera e corta, corpino con scollatura eccessiva, stivali neri, polsino e cintura borchiati, smalto livido, borsa maculata bianco-nero mi attendono per una notte catanese di rum e vodka e opal nera, d'inutili incontri, di silenzi e false risate, di ultraquarantenni bavosi e volgari pronti a saltare addosso ad un minimo cenno, di compagnie casuali, di musica di merda nei locali, di punk-a-bestia del cazzo in ogni dove, di nazi mafiosi e violenti, inebetiti, ed io in viaggio, vagante, sola, inutile. ...I am the passenger and I ride and I ride I ride through the city's backsides I see the stars come out of the sky Yeah, the bright and hollow sky....

Guardo il mio braccio sanguinare, la mia mente cadere, il mio ventre incresparsi.. Colla, colla ovunque, colla sempre.
Si chiude il sipario. Musica!


Oh, the passenger
How, how he rides
Oh, the passenger
He rides and he rides
He looks through his window
What does he see?
He sees the sign and hollow sky
He sees the stars come out tonight
He sees the city's ripped backsides
He sees the winding ocean drive
And everything was made for you and me
All of it was made for you and me
'Cause it just belongs to you and me
So let's take a ride and see what's mine
Singing la la la la.. lala la la

domenica 21 agosto 2011

Le città invisibili #3

15 ottobre 2006

Tra me e Germana era finita da tempo, quando, per il compleanno, le regalo "Le Città Invisibili" di Calvino, con scritto "Perché, se ti smarrirai per le strade di queste città, c’incontreremo.".

Perché mi sento meno sola quando tornata a casa mi chiudo la porta alle spalle, lasciando fuori il mondo; mi sento meno sola quando ceno davanti al computer cantando ad alta voce per annientare il silenzio di una casa vuota, prima che sia il silenzio ad annientare me; mi sento meno sola quando trovo il letto vuoto e a riscaldarmi null’altro che una coperta; mi sento meno sola quando nelle notti insonni scendo a passeggiare al porto o alla Fonte Aretusa attendendo di vedere spuntare l’alba tra i vicoli fatiscenti di Ortigia. Mi sento meno sola di quando in aula provo a relazionarmi con i miei colleghi, senza riuscirvi.

martedì 16 agosto 2011

Animali di città #2



Animali di città _n.1  (24 Dicembre 2006)

Sto tornando a casa da lezione percorrendo i vicoli e i ronchi di questa fatiscente Ortigia. Appena imboccata via Roma, sento un odore a me familiare. E' l'odore di "casa"; perché Siracusa ha un odore diverso da Catania, e sentirlo mi ricorda che, o nel bene o nel male, anche questa è "casa". Sento appartenermi l'odore della strada che percorro.
Non si tratta di un profumo gradevole, non si tratta di un dolce odore. Sa di strada, della polvere di pietra gialla di cui sono fatte qui le case, sa del vapore della lavanderia all'angolo, di brezza marina, di alghe, di cielo. Sa di asfalto, di città rumorosa, di una vecchia affacciata alla finestra. Sa di voci e chiacchiericcio indistinti.
Penso che mi piacerebbe chiuderlo in una bottiglietta di vetro sottile, come quelle in cui mettono all'interno le miniature di vascelli, o come quelle disegnate nei libri per bambini, galleggianti in mezzo al mare, contenenti un messaggio pieno di speranze, mi piacerebbe rinchiudere l'odore in una bottiglia simile e portartela per farti sentire il mio odore di "casa". Se.. se, se, se, se, se, se... il "se" rimane pur sempre un "se", e prendo consapevolezza di come, anche riuscendo a chiudere l'odore in una bottiglia, tu non potresti comunque sentire le emozioni che provo io a trovarmici immersa, ma un semplice odore. Prendo consapevolezza di come il mezzo della lingua sia fatuo nel descrivere certe sensazioni ma, ciò che ancor più dolora, di quanto anche la materialità delle cose possa risultare inutile, superflua, ingannevole, individuale.
Mi perdo tra le mille immagini che scorrono veloci sotto i miei occhi, come al cinema, e mi sento dentro un'immensa pellicola, quando penso che ti scriverò dell'odore, ancora compagno fedele d'ogni mio passo.
Continuo a camminare, senza più sentire di farlo. Metto il piede destro avanti, lasciando indietro il sinistro, metto il piede sinistro avanti, lasciando indietro il destro. E ancora, ancora.. pesto una cicca ancora accesa, evito un chewing gum, una mattonella, due mattonelle, tre mattonelle...
Cerco le chiavi in borsa, le trovo e apro il portone, tutto senza quasi fermare il mio andare, salgo le scale al ritmo di una musica che non c'è. Apro la porta di casa, entro, mi fermo. Sento lo strofinio del raso sul maglione rosa con i fioroni, lasciando scivolare il giubbotto di pelle dalle spalle.
Accendo il computer. Apro il winamp. Trovo la lista di brani ascoltata prima di andare in facoltà e premo play.
Non dovevo scriverti dell'odore?! ....start; programmi; microsoft office; word!
Abbasso la musica per sentire più forte i miei pensieri. Abbasso ancora un po'. Così va bene, quasi di sottofondo. Ma no, abbasso ancora, ancora un po'.. e ancora.. dai, abbassa ancora. E' al minimo. Abbassa, abbassa.. Il volume è a zero.
Dal silenzio, inizio a scriverti queste parole.




Animali di città _n.2  (27 Febbraio 2007)

Odori. Odori. Ancora odori. Odori dappertutto.
Inizio a convincermi che Siracusa sia una matassa ingarbugliata di odori, ingarbugliata come lo sono i gomitoli di lana.
Mi sa proprio che i palazzi, le strade, i marciapiedi, le piazze non esistano nella realtà ma, scaturiscano dalla mia immaginazione, stimolata da incroci sbilenchi di diversi profumi.
Dalla facoltà ai villini ho incontrato odore dello scarico delle auto intente a tormentare Ortigia, odore di assenza in Piazza Duomo. Poi, di polvere di cantiere, di fogna, l'odore rotondo di acqua marina mista a catrame, oltrepassando il ponte. Percorrendo una delle vie secondarie del Corso Umberto, sono stata investita da un fortissimo odore di fiori; ho alzato la testa e li ho cercati, ma non vi erano fiori intorno a me, e non sono, dunque, riuscita a scoprire da dove arrivasse il profumo.
Stamane, passando da via Logoteta, un altro odore mi ha accolto, come a darmi il benvenuto al mio rientro da Catania. In quella strada vi è una falegnameria che colma l'intero vicolo dell'odore del legno lavorato, dell'odore del legno piallato, dell'odore del legno lucidato, stagionato, segato, sbriciolato.
Ora, abbandono il ricordo del legno per far spazio a quello malleabile dell'umidità adagiata su ogni singola cosa d'Ortigia e dintorni.
Ho camminato mantenendo un gran silenzio, un silenzio così forte, così vero, così crudele.
Il silenzio s'impone a me, amplificando i lievi scroscii di una città muta solo in apparenza.
Tutto parla al posto mio; parlano le foglie che rotolano per il vento, o per il passaggio di un'auto, e quelle secche che calpesto senza ritegno, parlano i copertoni rotolando sull'asfalto come delfini stanchi ma obbedienti.
Romba un motorino così forte da assordarmi. Mi sembra quasi di non vedere più, per quanto i miei sensi sono provati da un simile frastuono. Ma no, dai... E' solo un motorino!
Non è quello a rombare troppo forte, è questo silenzio che mozza la lingua e il fiato, ad esser troppo forte.
Riesco a sentire il rumore dei miei jeans strusciare sulle adidas che porto ai piedi. Ed i miei passi? Tonfi immensi, infiniti, sconfinati, orizzontici, atroci.
Inizio a sentir freddo seduta sulla panchina del porto, e la mia pelle d'oca, dalla schiena sino al collo, anche di quell'incresparsi inizio a sentire il rumore.
E poi, voglio andar via, le voci in lontananza m'infastidiscono per la troppa invidia suscitata nel derelitto cuore che nascondo in petto.

venerdì 5 agosto 2011

Trasferimento a Roma #1


Luglio 2007 (ultimi preparativi per il mio trasferimento a Roma)


- "Te lo cucio io il bottone?",
- "No, mamma.. me lo cucio da sola...",
- "Ma se non sei capace?!",
- "Mamma, progetto architetture, analizzo interi territori urbani per riprogettarli, restauro casali antichi.. Vuoi che non riesca a cucire un bottone?!?".
Venti minuti dopo: "Mamma me lo attacchi 'sto coso?".

Ho trovato nel mio cassetto, un foglio piegato in quattro: il testamento di mia madre, scritto dopo l'ultimo litigio con quello schifoso di mio padre, dove ha scritto di lasciare ogni suo bene a me, l'unica cosa che abbia amato più della sua stessa vita.
Ed io, che faccio? Progetto di abbandonarla.
Aveva vissuto male il mio trasferimento a Siracusa, quando rientravo a Catania ogni tre mesi, "a soli diciannove anni, che premura hai avuto...".
Quando le dico di venire via con me, di trasferirsi col lavoro, "gli uffici finanziari esistono anche nelle altre città", reagisce come se stessi bestemmiando, "ti lascio portare anche il gatto, se vuoi!".
Lei stessa ripete che "i figli, prima o poi, se ne vanno", rimproverando a me di essermene andata troppo presto. Non sa che se avessi avuto le palle di farlo a quindici anni.....
Non vorrei lasciarla sola con mio padre ma, lei non lo lascerà mai, ed io non posso continuare a star qui per lei.
Pensare di ricominciare da zero, in un'altra città, ora mi spaventa. A diciannove anni avevo una dose d'incoscienza tale da aver cercato casa, averla trovata, aver raccolto l'indispensabile ed essere andata via, tutto nell'arco di venti giorni.
La dose d'incoscienza è andata perduta oramai.
Dopo sei anni di vicoli e ronchi, dovrò abituarmi alla parola "viale". Mi chiedo se sopravvivrò in una Città: per me che sono di Catania, sarà come arrivare dalla provincia.
Trovare una camera è davvero arduo, ed eviterei con piacere di convivere con delle femmine, siamo troppo isteriche per andare d'accordo. Ancora di più, temo impasticcati e cannati, di quei tipi rincoglioniti tutto il giorno, come appena usciti da una tavola di Pazienza, "hai fumo? ..hai fumo?? ..hai fumo??? ..ci facciamo 'na canna? ...passa.... passa passa.. passa..".
Chissà che non trovi un lavoretto part time, per le ore in cui non sarò all'università.
Andrea Gore Trip, saputa la notizia, ha iniziato a stilare un dettagliato elenco di cose da fare a Bologna durante i weekend. Mi ha parlato così tante volte del suo studio di pittura e fotografia che mi sembra conoscerlo di già. Mi ha preoccupato sentirgli nominare i Razorblades Sky e i Nails Underground, "quando Mario torna dalla Francia.. se siamo di nuovo tutti insieme..", non possiamo continuare a fare cover come quand'eravamo ragazzini, ma Andrea e Daniel sono dei nostalgici inguaribili, proprio come me. Non voglio comunque far rinascere vecchi miti, o rimettere insieme i pezzi di tempi ormai andati, il passato è e resta passato.
Penso alle cose che lascerò qui: le mie tartarugone, le mie piante grasse, il mio allevamento di chiocciole, i terrazzi di casa a Catania con le mattonelle in cotto, ché quando ti ci sdrai nudo la notte, per guardare le stelle, senti il calore che sprigionano dopo una giornata di sole. Lascerò qui i super coni gelato al cioccolato e strega di Raffaella. Penso che lascerò qui Gaetano e la sua aria sognante, la sua bocca famelica di cui ho potuto godere una sola notte, che non gli passerò più le dita tra i capelli biondi e lunghi dicendogli quanto è bello, per vederlo arrossire e aggiungere "e quando arrossisci sei ancora più bello", andando via veloce, sorridendogli con dolcezza.
Lascerò qui Attilio e le spogliarelliste del F.B., e Paolino che da dietro il bancone del locale, accompagnato da disordinati rintocchi di campana, mi dice "devi tesserare anche le tette per poter entrare!", "Paolo, ho due tessere, una per me e una per le tette..", "Per te ce ne vogliono 3!!", e lascerò qui i motociclisti, lascerò qui Enrico "Paolo, fammi il solito... acqua e ghiaccio!" per il quale avrei perduto la testa se solo avessi avuto anch'io sedicianni, i bagni del F.B. (come farò senza quei bagni?!)..
Lascerò qui il profumo di mare che invade la cucina quando la mattina alle 7, non appena alzata, apro il balcone di Siracusa.
Lascerò qui Denim, portando con me il peso d'un amore solitario.
Ma soprattutto, lascio qui mia madre e non trovo neanche un modo per chiederle scusa.